{"id":8475,"date":"2024-02-07T11:39:14","date_gmt":"2024-02-07T09:39:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.scuolaleonardo.com\/?p=8475"},"modified":"2024-02-27T10:43:44","modified_gmt":"2024-02-27T08:43:44","slug":"carnevale-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.scuolaleonardo.com\/it\/2024\/02\/07\/carnevale-italiano\/","title":{"rendered":"A Carnevale, ogni scherzo vale\u2026"},"content":{"rendered":"\n<p>Forse non tutti forse sanno che questo detto ha anche una versione pi\u00f9 lunga, che recita \u00abA Carnevale, ogni scherzo vale\u2026ma che sia uno scherzo che sa di sale\u00bb, cio\u00e8 uno scherzo che sia bello, intelligente.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa espressione si riferisce al fatto che il Carnevale, ispirandosi alle feste dionisiache dell\u2019antica Grecia e ai Saturnali dell\u2019antica Roma, \u00e8 un momento in cui l\u2019ordine sociale viene ribaltato e tutti gli scherzi sono permessi.<\/p>\n\n\n\n<p>I pi\u00f9 antichi festeggiamenti del Carnevale come lo conosciamo oggi risalgono al 1096, quando nella Repubblica di Venezia si iniziarono ad indossare maschere e costumi per garantire l\u2019anonimato a chi partecipava ai festeggiamenti e si comportava in modo non consono al suo ruolo sociale. In questo modo, tutti potevano scaricare le proprie tensioni e si evitava il nascere di rivolte e sommosse. Maschere e i costumi sono giunti fino a noi, ma hanno sicuramente perso l\u2019idea iniziale di anonimato e livellamento sociale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Molte delle maschere che ancora oggi si usano in Italia sono collegate alla cosiddetta Commedia dell\u2019Arte, cio\u00e8 al modo in cui si faceva teatro in Italia a partire dal XVI secolo. La Commedia dell\u2019Arte si basava sull\u2019improvvisazione di attori professionisti che, partendo da trame molto generiche, portavano in scena le \u201cmaschere\u201d, cio\u00e8 personaggi con caratteristiche fisse e stereotipate. Gli attori spesso indossavano una maschera per essere maggiormente riconoscibili.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"https:\/\/podcast.scuolaleonardo.com\/carnevale-episodio-5-stagione-6\/\">Ascolta la nuova puntata del nostro podcast Italiano On-Air dedicata al carnevale italiano<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Ancora oggi questi personaggi sono molto famosi e si vedono durante le sfilate carnevalesche in tutta Italia:<\/p>\n\n\n\n<ul>\n<li><strong>Pulcinella: <\/strong>rappresenta<strong> <\/strong>un<strong> <\/strong>servo pigro e opportunista. Viene da Napoli e indossa un costume bianco e una maschera nera con il naso adunco. Il nome sembra derivare dalla corruzione di un cognome molto diffuso in Campania: Pulcinello o Polsinelli;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Pantalone: <\/strong>avaro e brontolone, \u00e8 vecchio mercante squattrinato originario di Venezia. Il personaggio si lamenta sempre per la mancanza di denaro e ha un carattere spigoloso, soprattutto pensa di essere autoritario pur venendo sempre preso in giro dalla moglie, dalla figlia e dai suoi servitori.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Colombina: <\/strong>\u00e8 la servetta vivace e maliziosa di Pantalone;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Arlecchino<\/strong>:<strong> <\/strong>viene da Bergamo ed \u00e8 un servo imbroglione e sempre affamato. Lo si riconosce per il suo costume a losanghe multicolore;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Brighella: <\/strong>anche lui bergamasco, rappresenta un servitore fedele e attento ai bisogni del padrone;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Balanzone<\/strong>: viene da Bologna e indossa una toga nera; rappresenta un dottore anziano, saccente e pedante;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Gianduja: <\/strong>\u00e8 la personificazione del carattere del popolo piemontese, cio\u00e8 fermo sulle sue posizioni ma fedele alla parola data e sempre di ottimo umore;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Stenterello: <\/strong>si caratterizza per la magrezza e il fatto di essere perseguitato dalle ingiustizie, che riesce a superare solo facendo affidamento alla sua arguzia. Viene da Firenze;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Capitan Spaventa: <\/strong>\u00e8 un soldato di ventura originario della Liguria. \u00c8 un personaggio colto e di buon senso, ma anche ambizioso e inguaribile sognatore;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Pierrot: <\/strong>bench\u00e9 debba il suo nome e il suo successo alla Francia, \u00e8 una maschera italiana e il suo nome originario \u00e8 Pedrolino. Se inizialmente rappresentava il personaggio di un servo astuto, si \u00e8 trasformato progressivamente in un mimo malinconico e innamorato della luna;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Rugantino: <\/strong>\u00e8 uno spaccone - anche se di animo buono. Il suo nome deriva dal romanesco <em>Rug\u00e0<\/em>, che indica un comportamento arrogante e strafottente;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Meneghino: <\/strong>il suo nome, che deriva dalla storpiatura dialettale di Domenico, \u00e8 diventato l'aggettivo che descrive gli abitati di Milano. Rappresenta la figura del servitore intelligente, che spesso ha pi\u00f9 buon senso dei suoi padroni.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Questi personaggi sono cos\u00ec popolari nella cultura italiana che esistono addirittura dei modi di dire a loro dedicati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il personaggio di <strong>Arlecchino<\/strong> \u00e8 stato indubbiamente consacrato dalle commedie di Carlo Goldini, che spesso l\u2019hanno come protagonista di innumerevoli intrighi e avvenimenti comici. Cos\u00ec si dice <em>fare l'Arlecchino, <\/em>per indicare chi si comporta da buffone. Dalla trama di una commedia del Goldoni deriva l\u2019espressione <em>fare l'Arlecchino servitore di due padroni<\/em> per indicare una persona che cambia idea o atteggiamento secondo l'opportunit\u00e0 del momento o fa contemporaneamente gli interessi di due parti avverse. Si usa il termine <em>arlecchinata<\/em> per indicare una buffonata. Riferendosi al costume multicolore del personaggio, si dice che qualcuno <em>sembra un Arlecchino<\/em> quando indossa troppi colori o colori abbinati male. Una curiosit\u00e0 sulla livrea multicolore del personaggio: la leggenda vuole che Arlecchino fosse il&nbsp;figlio di una donna poverissima, la quale era costretta a mandarlo a scuola con abiti logori e rattoppati. Le altre mamme, intenerite dalla vista di un bambino cos\u00ec malconcio, decisero di fargli un abito nuovo, ma non potendo utilizzare altro che i ritagli di scarto delle stoffe che avevano in casa, ne venne fuori il costume a losanghe colorate che tutti conosciamo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Altro personaggio popolarissimo \u00e8 <strong>Pulcinella<\/strong>, la cui caratteristica \u00e8 il riuscire sempre a trarsi d\u2019impiccio in ogni situazione facendosi&nbsp;beffe dei potenti<strong>. <\/strong>Con il suo carattere simpatico e giocherellone racchiude in s\u00e9 tutto lo spirito della sua Napoli. Si dice <em>fare il Pulcinella <\/em>per indicare una persona che si comporta in modo opportunista o volubile; mente le <em>nozze di Pulcinella <\/em>indicano una festa che finisce con dissapori e liti o anche un\u2019impresa che pur essendo partita con ottime premesse, finisce presto e malamente. Un\u2019espressione molto usata \u00e8 il <em>segreto di Pulcinella <\/em>per indicare un\u2019informazione che, all'insaputa dell'interessato, \u00e8 nota a tutti. Il modo di dire deriva dal comportamento di Pulcinella che spiffera a tutti le confidenze che gli vengono fatte con la raccomandazione di tenerle segrete.<\/p>\n\n\n\n<p>Si dice, invece, <em>uno stenterello<\/em> per indicare una persona magra e patita ispirandosi all\u2019omonimo personaggio fiorentino.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando qualcuno si ritrova raggirato e costretto a pagare conti salati a propria insaputa si dice che <em>paga <\/em><strong>Pantalone<\/strong>. Il detto prende spunto dalle vicende del mercante veneziano che viene continuamente raggirato dalla famiglia e dai suoi servi. Un tempo l\u2019espressione significava che pagava chi poteva permetterselo come il ricco mercante veneziano, ma con il tempo Pantalone \u00e8 diventato l\u2019emblema del cittadino, che si ritrova spesso costretto dal proprio Governo a pagare per spese inutili o utili solo per pochi.<\/p>\n\n\n\n<p>Al piemontese <strong>Gianduia<\/strong>, il cui nome deriva dall\u2019espressione piemontese&nbsp;<em>Gioan d'la douja<\/em> (Giovanni del boccale), non sono legati particolari modi di dire, ma da lui deriva il nome dei cioccolatini che sono il simbolo di Torino: i <em>gianduiotti<\/em>. L'esordio di questo cioccolatino avviene durante il Carnevale del 1865, quando la <strong>Caffarel <\/strong>decide di promuovere il nuovo prodotto facendolo distribuire per le strade proprio dal personaggio di Gianduja. Da quel momento i nuovi cioccolatini furono chiamati gianduiotti e ancora oggi la Caffarel \u00e8 l\u2019unica azienda torinese che pu\u00f2 stampare la maschera di Gianduja sull\u2019incarto dorato delle sue praline.<\/p>\n\n\n\n<p>Leggi pi\u00f9 curiosit\u00e0 sul Carnevale italiano:<\/p>\n\n\n\n<ul>\n<li><a href=\"https:\/\/blog.scuolaleonardo.com\/2022\/02\/21\/il-carnevale-fiorentino\/\">Il carnevale fiorentino<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"https:\/\/blog.scuolaleonardo.com\/2016\/02\/09\/chiacchiere-cenci-ricetta-carnevale-italia\/\">Chiacchiere e cenci: ricette di Carnevale in Italia<\/a><\/li>\n\n\n\n<li><a href=\"https:\/\/blog.scuolaleonardo.com\/2017\/02\/09\/il-carnevale-in-italia\/\">Il carnevale in Italia<\/a><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse non tutti forse sanno che questo detto ha anche una versione pi\u00f9 lunga, che recita \u00abA Carnevale, ogni scherzo vale\u2026ma che sia uno scherzo che sa di sale\u00bb, cio\u00e8 uno scherzo che sia bello, intelligente. 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