Oggi è la Festa del Papà e a noi piace ricordarlo. Ma poi si dice papà o babbo?

Nell’Ottocento nacque una vera e propria diatriba fra i letterati, fra i sostenitori del termine “papà” e chi difendeva quello di “babbo”. Con tempo l’uso dei due termini divenne una questione sociale: i ricchi usavano “papà”, mentre il popolo utilizzava “babbo”, in particolare in Toscana. Ne resta memoria nella locuzione “figlio di papà”, che indica una persona viziata che, provenendo da una famiglia agiata, non si è mai impegnata per guadagnarsi qualcosa.

Secondo l’Accademia della Crusca entrambi i termini sono validi: babbo si usa in Toscana, Romagna, Umbria, Marche, Sardegna e nel Lazio settentrionale, mentre papà viene utilizzato in tutte le altre regioni.

Entrambe le parole sono forme tipiche del primissimo linguaggio infantile, costituite dalla ripetizione di una sillaba, perlopiù formata dalla vocale a e da una consonante bilabiale (p, b, m) si tratta, cioè, dei suoni più facili da produrre per i bambini. Entrambe le parole si usano nel contesto degli affetti famigliari, diversamene dal termine padre che si usa nelle occasioni più formali.

Comunque vada, che sia la festa del babbo o del papà, BUON 19 MARZO A TUTTI!

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