Non esiste buongiorno che non porti con sé il profumo dell’espresso

Che cosa c’è di più conviviale di un caffè in Italia? Niente, visto che invitare qualcuno a prendere un caffè è il pretesto per fare quattro chiacchiere con un amico. Ben poche cose, inoltre, sono versatili come il caffè italiano, che può essere assaporato in moltissime versioni. Sicuramente l’espresso rappresenta la “normalità”, ma un gruppo di amici italiani intorno a un tavolo trova sempre il modo di mandare in confusione il cameriere al momento di ordinare un caffè.

Incredibile a dirsi, ma anche se tutti pensano alla “tazzulella e’ cafè” come specialità napoletana, il caffè espresso italiano è nato a Torino. Non parliamo di varietà o di particolari miscele, ma della macchina per prepararlo. Il primo caffè espresso della storia nasce a Torino grazie ad Angelo Moriondo.
Discendente da una famiglia di imprenditori che si occupavano principalmente di liquori e cioccolato, Moriondo era il proprietario del Grand-Hotel Ligure in piazza Carlo Felice e dell’American Bar nella Galleria Nazionale di via Roma. Proprio per rispondere efficientemente alla fretta della clientela in alcuni momenti della giornata inventò una macchina per produrre caffè in modo più rapido. Come riportano le cronache dell’epoca, con questa straordinaria macchina si potevano fare fino a 300 tazze di caffè in un’ora. Da qui l’appellativo di “espresso”, cioè molto veloce. Il caffè risultava, inoltre, più concentrato e aromatico.

La macchina di Moriondo fu presentata all’Expo Generale di Torino del 1884 ed ebbe grande successo conquistandosi la medaglia di bronzo.

Anche la storia della moka, la tipica caffettiera di forma ottagonale riconosciuta in tutto il mondo come simbolo del Made in Italy, è legata al Piemonte. Questa macchina per il caffè fu inventata nel 1933 da Alfonso Bialetti e ne sono stati prodotti più di 105 milioni di esemplari. Il progetto non ha praticamente subito modifiche negli anni ed è diventato icona del design industriale italiano con tanto di presenza nella collezione permanente del Triennale Design Museum di Milano e del MoMA di New York. È curioso sapere che, per creare la moka, Bialetti si ispirò alla lisciveuse, un’antenata della nostra lavatrice, che si componeva di un pentolone in cui l'acqua veniva fatta bollire e il vapore, salendo, arrivava ai panni posti sopra un filtro. Il nome, invece, fu scelto in onore della città yemenita di Mokhā, famosa esportatrice di una varietà di caffè molto apprezzata.

Anche altro oggetto iconico del design industriale italiano, la caffettiera moka Cupola, è legata al Piemonte. Fu disegnata dall’architetto e designer Aldo Rossi nel 1988 che si ispirò alla forma della cupola del duomo di Novara, realizzata dall’Antonelli come studio preparatorio dalla Mole Antonelliana.

L’industria del caffè è centrale in Piemonte perché ai tempi di Cavour questa bevanda era il simbolo della cultura liberal-illuminista: diventò un’istituzione a Torino, e le caffetterie il centro della società, della politica e della cultura italiana. Ce lo testimoniano i caffè storici del centro, fra i più antichi al mondo, tuttora in attività e perfettamente conservati. Fu così che in città e provincia si sviluppò un’importate rete dei produttori di caffè, fra cui si distinse la Lavazza che, oltre ad essere conosciuta in tutto il mondo, è uno dei più antichi marchi di caffè italiani. Anzi si può proprio dire che la storia del caffè italiano è strettamente legata alla Lavazza.

Luigi Lavazza, il fondatore dell’azienda, proveniva da Murisengo, un paese del Monferrato, e si trasferì giovanissimo a Torino, rilevò una piccola drogheria in via San Tommaso 10 puntando sulla tostatura del caffè crudo e su un uso sapiente della miscelazione, arte ancora sconosciuta ai concorrenti. Il successo fu immediato e l’impresa ebbe una così rapida espansione che dovette trasferirsi in corso Giulio Cesare all’angolo con corso Novara nel 1915. In via San Tommaso rimasero un bar e un ristorante, ancora oggi di proprietà della famiglia. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, la Lavazza si affermò come prima azienda italiana nella lavorazione del caffè, ma entrò anche nel mercato dell’olio e dello zucchero. Nel 1927 la Lavazza divenne società per azioni.

Il Boom Economico dell’Italia consentì all’azienda di aumentare il suo volume d’affari e la produzione fu spostata a Settimo Torinese nel 1965. L’invenzione delle confezioni sottovuoto di caffè macinato furono, all’inizio degli anni ’60, un’innovazione di portata rivoluzionaria, che permise di conquistare il mercato casalingo. Al tempo stesso furono avviate campagne pubblicitarie di forte richiamo nazionale e internazionale. Fin dagli esordi la Lavazza è stata un’azienda orientata alla comunicazione innovativa, ma la svolta è avvenuta nel 1958 con l’avvio della collaborazione con Armando Testa, uno dei pionieri della pubblicità italiana. Oggi la Lavazza ha 20 sedi e stabilimenti in Italia e il marchio è presente in 90 Paesi del mondo. Il successo del caffè Lavazza ancora oggi deriva dall’idea del suo fondatore di miscelare caffè provenienti da diverse.


Che cosa aspettate a venire a Torino? Potrete assaporare un caffè nei locali storici del centro e magari scoprirne la storia visitando l’avveniristico Museo del Caffè, che ha sede nel nuovo Centro Direzionale della Lavazza progettato dal geniale Cino Zucchi.

Leggi anche:
Alla scoperta di Torino: il lato magico della città


Come si ordina un caffè al bar in Italia? Guarda il nostro divertente video.